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Come è ben noto i motori alternativi
a due tempi rappresentano le macchine termiche per la conversione
dell'energia termica (ossidazione esotermica del combustibile) in energia
meccanica, tra le più semplici fino ad oggi ideate. Anche se il ciclo
termodinamico di riferimento è identico a quello per i propulsori a quattro
tempi, l'eliminazione delle valvole di immissione e scarico ed il
dimezzamento delle corse non utili (fasi di immissione e scarico) consente
di avere propulsori che presentano un rendimento organico decisamente superiore
ad un equivalente propulsore quattro tempi. L'elevato rendimento organico
dei propulsori 2T significa che la quota di energia meccanica prodotta e
destinata al semplice funzionamento del propulsore (rotazione dell'albero motore
sui cuscinetti di banco, scorrimento delle fasce elastiche nel cilindro,
rotazione camme, apertura valvole ecc.) è decisamente inferiore a quella di
un equivalente (pari potenza sviluppata) motore a quattro tempi. Questa
riduzione è stimata essere pari mediamente ad un 30% o, in maniera
equivalente, che il rendimento organico è del 30% maggiore nei propulsori
2T rispetto all'equivalente propulsore a 4T. In pratica un propulsore 2T
presenta un consumo specifico inferiore all'equivalente 4T, se, nei propulsori
convenzionali, non insorgessero altri fenomeni in grado di ribaltare tale
risultato, come descritto di seguito. Questo indubbio vantaggio è
accompagnato dalla nota semplicità costruttiva che si traduce in un basso
costo di produzione e di manutenzione, minore massa e dimensioni più
compatte. L'abbinamento tra il raddoppio delle fasi utili, il ciclo si
completa in 360° contro i 720° dei 4T con conseguente aumento della potenza
sviluppata, e la ridotta massa ne fanno un propulsore dal favorevolissimo
rapporto peso potenza (a parità sia di cilindrata totale che di potenza
sviluppata). Dal punto di vista termodinamico, nei propulsori 2T
tradizionali, il maggiore rendimento organico non si traduce in minori
consumi specifici a causa delle note limitazioni di tali propulsori.
Infatti, dato il forte incrocio tra le fasi di scarico dei gas esausti e
l'immissione della carica fresca (lavaggio) nelle applicazioni tradizionali
parte della carica fresca immessa nel cilindro viene trascinata
direttamente allo scarico con conseguente aumento (anche considerevole) dei
consumi specifici e conseguente abbattimento del rendimento termodinamico.
Ovviamente alla
fuoriuscita di parte di carica fresca dallo scarico si accompagnano i ben
noti problemi di elevata emissione di sostanze inquinanti, specie i
famigerati idrocarburi incombusti (HC), tanto da rendere questi propulsori
non idonei al superamento delle attuali norme anti pollution in vigore in
numerosi paesi occidentali (Europa, Americhe, Giappone ed Australia) ed in
quelli “emergenti” (Cina ed India). Un ulteriore inconveniente è costituito
dal fatto che nella totalità dei motori 2T ad accensione comandata a carter
secco, l'olio lubrificante viene miscelato al combustibile o direttamente o
mediante pompe dosatrici in grado di variare la quantità di olio immesso a
seconda di uno o più parametri di funzionamento del propulsore (numero di
giri, carico, temperatura, ecc.). L'olio così immesso, viene diluito dal
combustibile ed in parte viene espulso direttamente allo scarico, insieme
alla frazione di carica fresca persa durante il lavaggio.
Questo comporta sia un imbrattamento delle tubazioni dello scarico che dei
silenziatori ed una fumosità allo scarico (tipica di questi propulsori)
particolarmente evidente, e percepita dall'utenza come causa di forti
emissioni inquinanti, dovuta alla parziale combustione dell'olio ed alla
sua pirolisi causata dal contatto con le parti “calde” dell'impianto di
scarico. Come descritto, gli inconvenienti sono causati dalla tipologia di
alimentazione basata sulla miscelazione del combustibile all'aria prima che
quest'ultima penetri in camera di combustione. Vari tentativi sono stati
effettuati per ridurre gli inconvenienti sopra descritti, tentativi
generalmente ispirati alla immissione di combustibile direttamente nella
camera di combustione. Questo sull'esempio dei “grossi” motori diesel a due
tempi ma, contrariamente ai motori diesel, gli inconvenienti che si
riscontrano sono notevoli e consistono essenzialmente nella difficoltà che
si riscontra nella miscelazione del combustibile al comburente, con
conseguenza combustione anomala e anomalie di funzionamento.
In effetti nei motori
diesel due e quattro tempi il problema della miscelazione del combustibile
al comburente viene risolto sia mediante un disegno accurato dei condotti
di immissione e della camera di combustione (camere ad alto swirl ed alta
turbolenza) sia, e soprattutto, mediante sistemi di iniezione molto
sofisticati in grado di funzionare ad altissime pressioni (anche
dell'ordine di grandezza di 1000 bar nei sistemi puramente meccanici, o
superiori nei sistemi cosiddetti “common rail”). Con un tale livello di
pressione di iniezione il combustibile viene disperso in goccioline tanto
piccole (atomizzazione spinta del combustibile) da potersi miscelare
completamente con l'aria della carica fresca in tempi brevissimi. Pressioni
così elevate possono essere raggiunte solo con la cosiddetta nafta (gasolio
o olio diesel), dato il suo alto potere lubrificante (alta viscosità). Con
la benzina, priva di potere lubrificante (bassa viscosità), questo non è
possibile, dato che si causerebbe il grippaggio delle pompe di
pressurizzazione e degli iniettori.
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